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Diario (dal nostro inviato):
La prima Giornata: Catania / Messina
La prima Giornata: Galleria foto
L'incontro alla Libreria Tertulia
In treno fino a Gela: le foto.
Circumetnea, Staz. Siracusa: le foto
Poeti in treno tra Palermo Messina e Catania.
Una giornata particolare: Santo Stefano di Camastra.
Quelli che... I poeti assieme a Iac, Fazio e Quelli che il calcio
Rassegna stampa :
Comunicato Stampa di presentazione
Presti: Portatori di bellezza, portatori di parola
Presti: Devozione alla bellezza
Attanasio: L'espressione del mio io
Attanasio: Tutto il tempo del treno.
Elvi Fiore: Per tirar fuori la propria verità
Documenti:
Fiumara d'arte
L'atelier sul mare
Le immagini: le stanze dell'atelier
Testamento
Casa Stesicorea 2000
Librino 2002
Castiglione di Sicilia: Museo domestico
 
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Offerta della parola / Intervista
Antonio Presti

di Paola Nicita

Antonio Presti ha dedicato la sua vita alla Devozione alla Bellezza, ricercando costantemente un filo rosso che raccorda esperienze molteplici, ricercate in nome di un pensiero "altro". Ogni iniziativa è scandita in tappe ragionate e consequenziali, ed è frutto di una meditazione sulla realtà e sulla cultura contemporanea. Dopo aver "inventato" l'Atelier sul Mare a Castel di Tusa -il Museo-Albergo dove è possibile vivere l'esperienza straordinaria di vivere e dormire dentro una delle stanze create dai maggiori artisti contemporanei -adesso Antonio Presti ha inventato una nuova e straordinaria iniziativa culturale, L'offerta della Parola, poeti in treno e in città: un'offerta come atto d'amore verso tutti gli uomini che non hanno perso la sensibilità e la fiducia nella poesia, la sola che scavalca ogni genere di barriera, oltrepassando la finzione e giungendo dritta al cuore di chi sa e vuole ascoltare.

D. -Antonio Presti, come è nata questa iniziativa?
R. -Ho pensato che solo i poeti possono offrire una parola non inquinata, e in un certo senso sono autorizzati, un po' più di altri, a parlare. I poeti e la poesia mi interessano in quanto sono fuori dal circuito ormai folle, letteralmente insensato, del mercato, che prosciuga ogni religiosità, ogni senso e connessione. Proprio per questo la manifestazione L'offerta della parola è svincolata da qualsiasi contributo pubblico: ho scelto la sacralità, la libertà della parola, nonostante i costi e le tante difficoltà per un mese di organizzazione e di ospitalità. L'operazione è fatta a costo di grandi sacrifici, usando risorse private e con collaborazione, nei servizi, di: Treni Italia, la Divisione Trasporto regionale, i comuni di Caltagirone, Valverde, Mazzarino, Gela, Giardini Naxos, Acistello, il Premio di Poesia Maria Marino di Caltagirone, l'Associazione degli Industriali di Siracusa, Lapis, SAC, Fotottica Randazzo, Palazzo Biscari, e tutte le famiglie catanesi che ospiteranno i poeti.

D.- Come si svolge "L'offerta della Parola?"
R.- Ho invitato i maggiori poeti italiani sui treni per offrire alla gente che viaggia la possibilità di incontrarli. Sarà un momento di comunicazione intenso e di grande emozione, che consentirà alle persone di trasformare l'esperienza di un viaggio qualunque in un viaggio straordinario.

D.-Perché ha scelto il treno?
R.- Il treno è un luogo di incontro che a volte si può rivelare estremamente interessante, anche se ho notato che ultimamente si ha paura di comunicare e si sta zitti. Nella società contemporanea, che soffre di questa mancanza reale di contatto umano, si sottovaluta l'importanza della parola. Tant'è vero che la poesia è bistrattata, soprattutto dalle leggi del mercato, e dagli stessi editori. Invece credo che la gente conservi sempre un genuino bisogno di parola, e in tal senso abbiamo deciso di "offrire" la parola: esiste una richiesta verso cui vogliamo andare incontro. Due termini così consumati e consumistici ritrovano qui un significato più puro, più semplice.

D. -C'è anche un fascino e una letteratura del treno…
R.- Certo, e poi ho scoperto una cosa curiosa, che molti dei nostri poeti sono figli dei ferrovieri. Uno di questi poeti ha suggerito l'immagine dei "logo-motori".

D.- Non crede che la figura del poeta , solitamente "intimista", sia oggi troppo in contrasto con il mondo della velocità, intesa anche come velocità del modo di vivere..
R.- Confido proprio nella capacità dei poeti di far rallentare un po' la locomotiva…Abbiamo dimenticato il senso sacro della parola, che è stata profanata, banalizzata. Le parole sono state usate e abusate, non producono senso; l'uso violento che ne facciamo contribuisce a svuotarle. I linguaggi, anche e soprattutto quelli mediatici, sono scaduti in una ordinarietà ormai esasperante. Il poeta, nell'immaginario collettivo, è rimasto puro, innocente. Per questo ritengo che solo la poesia, oggi, può essere conduttrice di spirito attraverso la parola.

D.- Nel progetto ci sono anche dei "sollecitatori di parola". Chi sono?
R.- Verrà comunicato a tutti i viaggiatori che, oltre ai poeti invitati ufficialmente, si trovano in vettura alcuni viaggiatori "speciali", selezionati dall'organizzazione e presenti anonimamente, con la funzione di sollecitare la parola. I viaggiatori "ordinari" saranno perciò indotti a guardare i propri compagni di viaggio in modo diverso, e cercheranno di scoprire chi siano i viaggiatori "speciali", cioè i sollecitatori di parola. Che cosa vogliamo che accada? Introducendo nel contesto della comunicazione l'elemento del dubbio nei confronti degli interlocutori, si vuole generare una dimensione diversa di curiosità e di attesa rispetto alla comunicazione abituale. Abbiamo chiamato questa dimensione "attesa della poesia", che nasce ogni qual volta cambia il modo di rapportarsi al contesto comunicativo, quando si determina uno scarto dalla norma. Così tutti i viaggiatori, che abbiano incontrato o meno incontrato i poeti, possono vivere un'esperienza diversa rispetto all'abituale codice comunicativo.

D. - Quali sono le città coinvolte?
D.- Il centro dell'operazione è Catania.Ho scelto di proporre questo pensiero nella città di Catania perché amo Catania e i catanesi. Questa città che vive ogni anno momenti di assoluta devozione può ospitare la parola, i poeti, il pubblico; lo stesso pubblico sinceramente, forse ingenuamente, devoto alla bellezza: il pubblico sincero e ingenuo nel quale ogni poeta spera. Questa Catania giovane, viva, in movimento -come sono i nostri treni che ospiteranno i poeti e i viaggiatori- viene offerta all'attenzione e all'ascolto di chiunque sia alla ricerca della bellezza; una parola, un pensiero che da Catania prendono idealmente il treno per toccare l'intera Sicilia. Sono coinvolte infatti anche Palermo, Messina, Caltagirone, Gela, Mazzarino, Siracusa. Questa manifestazione acquista un senso ancora più forte, se si riflette sul luogo in cui accade: un'isola, che dichiara così la sua ferma intenzione di rinascere attraverso la riscoperta dei valori più autentici, scrollandosi di dosso il senso soffocante della falsità.

D.-Cosa accadrà nel corso del mese di marzo?
R.- Non ci saranno solo i treni, ma molte altre iniziative. Dopo le conversazioni sui treni, infatti, i poeti saranno ospiti, a pranzo o a cena, presso alcune famiglie, che nelle varie città li accoglieranno. In questo caso la tavola diventa momento di convivialità e il cibo potrà avviare le conversazioni su altri tipi di nutrimento, per l'appunto quello della parola. Oltre alle famiglie, i poeti saranno ospitati anche dalle scuole e dalle librerie. Nello stesso tempo, non vogliamo fare spettacolo: l'obiettivo è semmai il contrario, offrire la parola vuol dire offrire un momento di autenticità.

D.-Quanti poeti sono stati invitati, e con quale criterio?
R.- Circa cinquanta poeti, tra i maggiori contemporanei: da Luzi a Sanguineti a Erba, e ovviamente poeti giovani e meno conosciuti, che stanno affacciandosi alla ribalta, se di ribalta si può parlare per la poesia. Ma qui ovviamente non si pongono problemi di meriti letterari. D'altronde, proprio perché la comunicazione vera è, come diceva Danilo Dolci, reciproca, questa è un'occasione di arricchimento per tutti i partecipanti, poeti compresi. Essi offrono la parola, nessun "verbo" o verità assoluta.

D.- Questa iniziativa rappresenta una svolta rispetto alle sue precedenti operazioni culturali, come la Fiumara d'Arte, con il parco di sculture monumentali all'aperto, o l'Atelier sul Mare, l'albergo con camere d'artista. Con questa iniziativa sembra quasi cercare un rapporto più immediato con la gente…
R.- In un certo modo credo di sì, anche se occuparsi di arte presuppone interessarsi dell'uomo, diciamo pure della parte migliore. Questa volta però cambia il contesto dell'agire in nome dell'Arte. Tutto il mio percorso è intriso di un messaggio di amore verso i miei simili, e l'obiettivo delle mie azioni è sempre lo stesso: rompere gli schemi culturali e favorire l'elevazione dello spirito. La "Devozione alla Bellezza" si può coltivare anche attraverso un suggerimento ad usare la parola in modo differente rispetto al contesto attuale. Un cattivo uso della facoltà del linguaggio abbrutisce l'uomo, ne cancella le potenzialità comunicative più alte. Rispetto a quello che ho fatto, comunque, non vedo differenze, perché è solo una differente matrice poetica. Cambia semplicemente la forma, non il contenuto del messaggio.

D.- Lei di recente ha detto di aver concluso un ciclo, con la chiusura della Stanza di barca d'Oro. Ma è davvero chiuso quel ciclo?
R.- Da un certo punto di vista sì. La chiusura della Stanza di barca d'Oro è proiettata nel futuro, perché prevede la sua riapertura tra cento anni. Più che una chiusura è un ponte invisibile, in un mondo dove le immagini sono fin troppo visibili e ipersfruttate. Non si capisce se sia più merce l'immagine o coloro che ne fruiscono. Sicuramente è un modo di chiudere con una certa logica, quella politico-burocratica, incapace di comprendere le istanze artistiche come profonda e irrinunciabile esigenza dell'animo. La nuova casa che ho aperto a Catania, in questo senso, ne è una testimonianza e una dichiarazione di volontà ben chiara. La mia nuova casa rappresenta una pagina di devozione, senza alcun risentimento, ma con amore e voglia di fare progetti sempre proiettati nel futuro per Catania e la Sicilia intera.

20010226


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