Offerta
della parola / Intervista
Antonio
Presti
di Paola Nicita
Antonio
Presti ha dedicato la sua
vita alla Devozione alla Bellezza,
ricercando costantemente un filo
rosso che raccorda esperienze
molteplici, ricercate in nome
di un pensiero "altro".
Ogni iniziativa è scandita
in tappe ragionate e consequenziali,
ed è frutto di una meditazione
sulla realtà e sulla cultura
contemporanea. Dopo aver "inventato"
l'Atelier sul Mare a Castel di
Tusa -il Museo-Albergo dove è
possibile vivere l'esperienza
straordinaria di vivere e dormire
dentro una delle stanze create
dai maggiori artisti contemporanei
-adesso Antonio Presti ha inventato
una nuova e straordinaria iniziativa
culturale, L'offerta della Parola,
poeti in treno e in città:
un'offerta come atto d'amore verso
tutti gli uomini che non hanno
perso la sensibilità e
la fiducia nella poesia, la sola
che scavalca ogni genere di barriera,
oltrepassando la finzione e giungendo
dritta al cuore di chi sa e vuole
ascoltare.
D.
-Antonio Presti, come è
nata questa iniziativa?
R. -Ho pensato che solo i poeti
possono offrire una parola non
inquinata, e in un certo senso
sono autorizzati, un po' più
di altri, a parlare. I poeti e
la poesia mi interessano in quanto
sono fuori dal circuito ormai
folle, letteralmente insensato,
del mercato, che prosciuga ogni
religiosità, ogni senso
e connessione. Proprio per questo
la manifestazione L'offerta della
parola è svincolata da
qualsiasi contributo pubblico:
ho scelto la sacralità,
la libertà della parola,
nonostante i costi e le tante
difficoltà per un mese
di organizzazione e di ospitalità.
L'operazione è fatta a
costo di grandi sacrifici, usando
risorse private e con collaborazione,
nei servizi, di: Treni Italia,
la Divisione Trasporto regionale,
i comuni di Caltagirone, Valverde,
Mazzarino, Gela, Giardini Naxos,
Acistello, il Premio di Poesia
Maria Marino di Caltagirone, l'Associazione
degli Industriali di Siracusa,
Lapis, SAC, Fotottica Randazzo,
Palazzo Biscari, e tutte le famiglie
catanesi che ospiteranno i poeti.
D.-
Come si svolge "L'offerta
della Parola?"
R.- Ho invitato i maggiori poeti
italiani sui treni per offrire
alla gente che viaggia la possibilità
di incontrarli. Sarà un
momento di comunicazione intenso
e di grande emozione, che consentirà
alle persone di trasformare l'esperienza
di un viaggio qualunque in un
viaggio straordinario.
D.-Perché
ha scelto il treno?
R.- Il treno è un luogo
di incontro che a volte si può
rivelare estremamente interessante,
anche se ho notato che ultimamente
si ha paura di comunicare e si
sta zitti. Nella società
contemporanea, che soffre di questa
mancanza reale di contatto umano,
si sottovaluta l'importanza della
parola. Tant'è vero che
la poesia è bistrattata,
soprattutto dalle leggi del mercato,
e dagli stessi editori. Invece
credo che la gente conservi sempre
un genuino bisogno di parola,
e in tal senso abbiamo deciso
di "offrire" la parola:
esiste una richiesta verso cui
vogliamo andare incontro. Due
termini così consumati
e consumistici ritrovano qui un
significato più puro, più
semplice.
D.
-C'è anche un fascino e
una letteratura del treno
R.- Certo, e poi ho scoperto una
cosa curiosa, che molti dei nostri
poeti sono figli dei ferrovieri.
Uno di questi poeti ha suggerito
l'immagine dei "logo-motori".
D.-
Non crede che la figura del poeta
, solitamente "intimista",
sia oggi troppo in contrasto con
il mondo della velocità,
intesa anche come velocità
del modo di vivere..
R.- Confido proprio nella capacità
dei poeti di far rallentare un
po' la locomotiva
Abbiamo
dimenticato il senso sacro della
parola, che è stata profanata,
banalizzata. Le parole sono state
usate e abusate, non producono
senso; l'uso violento che ne facciamo
contribuisce a svuotarle. I linguaggi,
anche e soprattutto quelli mediatici,
sono scaduti in una ordinarietà
ormai esasperante. Il poeta, nell'immaginario
collettivo, è rimasto puro,
innocente. Per questo ritengo
che solo la poesia, oggi, può
essere conduttrice di spirito
attraverso la parola.
D.-
Nel progetto ci sono anche dei
"sollecitatori di parola".
Chi sono?
R.- Verrà comunicato a
tutti i viaggiatori che, oltre
ai poeti invitati ufficialmente,
si trovano in vettura alcuni viaggiatori
"speciali", selezionati
dall'organizzazione e presenti
anonimamente, con la funzione
di sollecitare la parola. I viaggiatori
"ordinari" saranno perciò
indotti a guardare i propri compagni
di viaggio in modo diverso, e
cercheranno di scoprire chi siano
i viaggiatori "speciali",
cioè i sollecitatori di
parola. Che cosa vogliamo che
accada? Introducendo nel contesto
della comunicazione l'elemento
del dubbio nei confronti degli
interlocutori, si vuole generare
una dimensione diversa di curiosità
e di attesa rispetto alla comunicazione
abituale. Abbiamo chiamato questa
dimensione "attesa della
poesia", che nasce ogni qual
volta cambia il modo di rapportarsi
al contesto comunicativo, quando
si determina uno scarto dalla
norma. Così tutti i viaggiatori,
che abbiano incontrato o meno
incontrato i poeti, possono vivere
un'esperienza diversa rispetto
all'abituale codice comunicativo.
D.
- Quali sono le città coinvolte?
D.- Il centro dell'operazione
è Catania.Ho scelto di
proporre questo pensiero nella
città di Catania perché
amo Catania e i catanesi. Questa
città che vive ogni anno
momenti di assoluta devozione
può ospitare la parola,
i poeti, il pubblico; lo stesso
pubblico sinceramente, forse ingenuamente,
devoto alla bellezza: il pubblico
sincero e ingenuo nel quale ogni
poeta spera. Questa Catania giovane,
viva, in movimento -come sono
i nostri treni che ospiteranno
i poeti e i viaggiatori- viene
offerta all'attenzione e all'ascolto
di chiunque sia alla ricerca della
bellezza; una parola, un pensiero
che da Catania prendono idealmente
il treno per toccare l'intera
Sicilia. Sono coinvolte infatti
anche Palermo, Messina, Caltagirone,
Gela, Mazzarino, Siracusa. Questa
manifestazione acquista un senso
ancora più forte, se si
riflette sul luogo in cui accade:
un'isola, che dichiara così
la sua ferma intenzione di rinascere
attraverso la riscoperta dei valori
più autentici, scrollandosi
di dosso il senso soffocante della
falsità.
D.-Cosa
accadrà nel corso del mese
di marzo?
R.- Non ci saranno solo i treni,
ma molte altre iniziative. Dopo
le conversazioni sui treni, infatti,
i poeti saranno ospiti, a pranzo
o a cena, presso alcune famiglie,
che nelle varie città li
accoglieranno. In questo caso
la tavola diventa momento di convivialità
e il cibo potrà avviare
le conversazioni su altri tipi
di nutrimento, per l'appunto quello
della parola. Oltre alle famiglie,
i poeti saranno ospitati anche
dalle scuole e dalle librerie.
Nello stesso tempo, non vogliamo
fare spettacolo: l'obiettivo è
semmai il contrario, offrire la
parola vuol dire offrire un momento
di autenticità.
D.-Quanti
poeti sono stati invitati, e con
quale criterio?
R.- Circa cinquanta poeti, tra
i maggiori contemporanei: da Luzi
a Sanguineti a Erba, e ovviamente
poeti giovani e meno conosciuti,
che stanno affacciandosi alla
ribalta, se di ribalta si può
parlare per la poesia. Ma qui
ovviamente non si pongono problemi
di meriti letterari. D'altronde,
proprio perché la comunicazione
vera è, come diceva Danilo
Dolci, reciproca, questa è
un'occasione di arricchimento
per tutti i partecipanti, poeti
compresi. Essi offrono la parola,
nessun "verbo" o verità
assoluta.
D.-
Questa iniziativa rappresenta
una svolta rispetto alle sue precedenti
operazioni culturali, come la
Fiumara d'Arte, con il parco di
sculture monumentali all'aperto,
o l'Atelier sul Mare, l'albergo
con camere d'artista. Con questa
iniziativa sembra quasi cercare
un rapporto più immediato
con la gente
R.- In un certo modo credo di
sì, anche se occuparsi
di arte presuppone interessarsi
dell'uomo, diciamo pure della
parte migliore. Questa volta però
cambia il contesto dell'agire
in nome dell'Arte. Tutto il mio
percorso è intriso di un
messaggio di amore verso i miei
simili, e l'obiettivo delle mie
azioni è sempre lo stesso:
rompere gli schemi culturali e
favorire l'elevazione dello spirito.
La "Devozione alla Bellezza"
si può coltivare anche
attraverso un suggerimento ad
usare la parola in modo differente
rispetto al contesto attuale.
Un cattivo uso della facoltà
del linguaggio abbrutisce l'uomo,
ne cancella le potenzialità
comunicative più alte.
Rispetto a quello che ho fatto,
comunque, non vedo differenze,
perché è solo una
differente matrice poetica. Cambia
semplicemente la forma, non il
contenuto del messaggio.
D.-
Lei di recente ha detto di aver
concluso un ciclo, con la chiusura
della Stanza di barca d'Oro. Ma
è davvero chiuso quel ciclo?
R.- Da un certo punto di vista
sì. La chiusura della Stanza
di barca d'Oro è proiettata
nel futuro, perché prevede
la sua riapertura tra cento anni.
Più che una chiusura è
un ponte invisibile, in un mondo
dove le immagini sono fin troppo
visibili e ipersfruttate. Non
si capisce se sia più merce
l'immagine o coloro che ne fruiscono.
Sicuramente è un modo di
chiudere con una certa logica,
quella politico-burocratica, incapace
di comprendere le istanze artistiche
come profonda e irrinunciabile
esigenza dell'animo. La nuova
casa che ho aperto a Catania,
in questo senso, ne è una
testimonianza e una dichiarazione
di volontà ben chiara.
La mia nuova casa rappresenta
una pagina di devozione, senza
alcun risentimento, ma con amore
e voglia di fare progetti sempre
proiettati nel futuro per Catania
e la Sicilia intera.
20010226