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La nuova pelle della casa: "comunicare di-stanze": una iniziativa di Antonio Presti a Catania
Comunicare di-stanze

di Tiziana Lo Bello 

Questo articolo è stato pubblicato da sicilyonline.it nel febbraio 2000, in occasione della inaugurazione a Catania della Casa Stesicorea. Lo riproponiamo quale documento all'interno di questo speciale.

Catania, piazza Stesicoro, numero 15: questo indirizzo per molti sconosciuto è diventato nei giorni 12 e 13 febbraio luogo di incontro per molti catanesi. Grazie ad Antonio Presti ed ai giovani artisti che hanno collaborato alla realizzazione dell'installazione collettiva, "Comunicare di stanze", la città di Catania ha respirato un'aria nuova dove elementi come legno, ferro, acciaio, stoffe e luce si sono materializzati fondendosi in perfetta armonia. Le 11 stanze dell'appartamento hanno cambiato pelle grazie alla creatività di Alfredo Sciuto, Maria Catena Vaccaro, Maurizio Di Bella, Angelo Sturiale, Salvatore Calì, Annalisa Furnari, Loredana Longo, Filippo Leonardi e Gianna La Rosa, E.R.W.I.N, Lidia Rizzo e Aurelio Corona. La casa è vista non più come semplice struttura formata da nude mura con all'interno i classici ambienti visti e rivisti; sembra quasi che essa si sia ribellata ed abbia ceduto la parola alla sua anima che è stata compresa da questi giovani al grido " mutamento", "trasformazione".

Una casa che presenta un corpo ma che esige essere pensiero, calore, pace e che vuole permettere al suo fruitore di raggiungere un equilibrio tra interiorità ed esteriorità come essa stessa ha fatto fondendo elementi interni ed esterni: l' Assoluto. Visitiamo adesso l'appartamento. La prima stanza di ERWIN "dei cento appendini" è un perfetto ingresso. Una miriade di appendini che riempiono le pareti danno subito l'idea di entrare in un mondo nuovo, che rompe gli schemi cedendo la mano alla creatività. "Archeologia di un interno" è la stanza di Maria Catena Vaccaro; idea nata dalla considerazione e fortuna che la stanza a cui ha lavorato le ha permesso di riportare l'Anfiteatro Romano in casa, poiché posta sulla pianta del Teatro. "Ho riportato l'asse maggiore dell'ellissi dell'Anfiteatro che è reale, nella striscia gialla sul pavimento. Il teatro è diventato idea, appesa in alto molto leggera con la città che passa sopra. Sotto, il teatro che dorme, un letto enorme rappresenta l'Anfiteatro visto come un essere vivente, il quale pur trovandosi sotto ha una sua storia che vuole quasi raccontare." Procedendo abbiamo l'"Osservatorio Paradiso" di Maurizio Di Bella. La stanza è usata come una macchina che permette di vedere la città. Ha costruito osservatori sull'esterno con lenti semoventi poste su una struttura a soffietto. Un caleidoscopio che dà immagini e colori in movimento. Proseguendo, ancora, entriamo nelle due camere da letto; la prima "la stanza della fata dell'amore" realizzata da Loredana Longo la quale ha dato vita ad un ambiente che dal mondo reale ci trasporta in una favola, basta osservare il colore rosa, il tessuto utilizzato e la figura che vola in alto posta sopra il letto.

Di tutt'altro genere la seconda, "la stanza del rito sacro" di Annalisa Furnari. Qui si può respirare un'aria che permette di appropriarsi e sentirsi tutt'uno con la stanza; quasi un luogo religioso nel quale la religione stessa e il rito diventano il tutto. Accanto troviamo la stanza di Angelo Sturiale "pazzo in delirio". Il pavimento formato da spartiti musicali con sopra una lastra di plexiglas, ed il soffitto grazie alla luce svela un cielo stellato. Luogo in cui perdersi o ritrovarsi per mezzo dei pensieri e dei suoni imprigionati dagli spartiti. Attraversiamo poi le cosiddette stanze di passaggio: "del pensiero" quella di Filippo Leonardi e Gianna La Rosa e "respiro della luce"di Salvatore Calì. Nelle stanze notiamo la predominanza del blu nella prima, ed il bianco della luce che si affievolisce passando dall'arancione al giallo-oro fino a spegnersi, annullarsi per pochi secondi nella seconda. In entrambe il fruitore può perdersi, liberare la mente e decidere di rientrare nella sua dimensione carico di una nuova energia. La cucina si sdoppia con l'"istanza di fuoco"di Alfredo Sciuto e "come acqua scivolo" di Giuseppe Minaldi. Nelle stanze la presenza di elementi in continuo movimento: acqua, fuoco che permettono di abbandonare il passato lasciando, comunque, qualche traccia come quella "rappresentata da alcuni stucchi del soffitto" nella prima. Nella seconda la struttura richiama quattro elementi simbolici del Medioevo: il cerchio, il quadrato, il centro e la croce.

Pelle nuova anche per il bagno definito "uovo cosmico" da Lidia Rizzo. Composto da water, lavabo e box doccia; punto primordiale da cui nasce il mondo e la sua totalità è racchiusa nel suo interno, nel suo guscio. Le stanze fin qui descritte sono attraversate in parte dal "sub corridoio" di Aurelio Corona. Pareti rivestite da "foto sott'acqua dove si mostra la nascita di strani esseri, è il grembo materno da cui nascono tutte le opere della casa." La nostra visita si conclude; essa ci ha arricchiti e divertiti. Lo stesso effetto lo ha avuto sui ragazzi che hanno dato vita a questi nuovi ambienti: tutti hanno detto di essere entusiasti di questa nuova esperienza che ha permesso loro di unire le loro energie per dare vita a qualcosa di unico. Arrivederci a presto ragazzi per una nuova pelle.


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