Diario
/ Dal nostro inviato
Da Catania
a Palermo passando per Messina
e la costa nord della Sicilia
di
Rocco Rossitto
Sabato
10 marzo ore 10:25 un affollatissimo
treno regionale per Messina parte
in perfetto orario: è il
treno dei poeti che dopo dieci
giorni ha ormai toccato quasi
tutta la Sicilia.
La carovana si rigenera cambiano
i poeti e cambiano i giornalisti
che la seguono. Al seguito del
gruppo che in tre giorni arriverà
fino a Palermo e ritornerà
a Catania, attraversando la costa
nord della Sicilia, ci sono numerosi
giornalisti di mezzo mondo inviati
apposta per seguire la singolare
iniziativa.
Il Canovaccio è sempre
quello: i poeti liberi di interpretare
come vogliono la loro parte di
comunicatori di parola si dispongono
casualmente nei sedili e incominciano
a parlare ai viaggiatori.
C'è
chi felice chiede se questi poeti
sono quelli di cui ha sentito
dire nei giorni scorsi, e c'è
chi non ne sapeva ancora nulla
del treno dei poeti e ben disposto
ascolta e dialoga. Sempre più
numerosi gli studenti che sono
saliti apposta sul treno per poter
discutere con i poeti, ma soprattutto
per vederli e rendersi conto che
la poesia e i poeti non sono così
noiosi come appaiono dalle antologie
scolastiche.
Il
treno rincorre le parole che su
sui binari corrono veloci e così
tra una un Sanguinetti che parla
della scuola attuale e un Pagliarani
che strega l'attenzione dei ragazzi
con le sue letture arriviamo a
Messina dove ci attendono altri
studenti per un incontro organizzato,
i poeti leggono delle poesie e
i ragazzi ascoltano silenziosamente.
E' momento molto toccante, di
alta poesia, capita sempre meno
poter ascoltare qualcuno che legge
la poesia, e ancora meno che a
leggerla sia il poeta che l'ha
scritta.
Il momento del pranzo come ormai
accade di consuetudine avviene
non al ristorante, ma nella casa
delle persone che offrono il pranzo
ai poeti che assaporano i gusti
della cucina siciliana.
La
giornata si conclude con il trasferimento
del gruppo all' atelier sul mare,
incantevole albergo a Tusa in
provincia di Messina.
La domenica il treno si ferma,
bisogna ricaricare le energie.
La gita in Val di Tusa nella Fiumara
d'arte fa scorrere dei brividi
in chi per la prima volta vede
queste monumentali opere d'arte
contemporanea che abbracciano
la natura non stravolgendola.
Ma
è già lunedì
e il treno ha una missione: portare
la parola in giro per la Sicilia.
Alle ore 9:30 arriva in ritardo
alla stazione di Santo Stefano
di Camastra il treno per Palermo,
le vetture sono super affollate
e siamo testimoni del disagio
dei passeggeri. I poeti però
non si scoraggiano e continuano
a leggere poesie a parlare con
i viaggiatori, da segnalare la
presenza degli alunni di alcune
classi della scuola media di Tusa
che con particolare attenzione
ascoltano la colorita lettura
di Rosaria Lo Russo, straordinaria
poeta toscana che riesce a creare
una speciale atmosfera.
Il
treno finalmente arriva a Palermo
e al circolo culturale I Candelai
nel cuore della città la
parola continua ad essere offerta
in un incontro con il pubblico.
Dopo un pranzo in casa di gentilissimi
signori palermitani e ora di ripartire,
sul treno rincontriamo i ragazzi
che tornano a Tusa. Nel frattempo
si è aggiunto l'eclettico
poeta napoletano Lello Voce che
con maestria coinvolge i ragazzi
facendo recitare loro poesie e
scagliandosi simpaticamente contro
la poesia di Carducci e le insegnanti
(presenti) che la fanno studiare,
l'applauso dei ragazzi è
d'obbligo.
Nel
frattempo arriviamo a Tusa e sfiniti
torniamo in albergo, la notte
scorre veloce nelle stanze dell'atelier
sul mare che per chi non lo sapesse
è l'unico albergo al mondo
dove 14 stanze sono state realizzate
da degli artisti.
E'
martedì, si riparte per
Messina con la coscienza che questa
tappa sarà speciale salgono
infatti dei passeggeri speciali:
i ragazzi del servizio di salute
mentale della A.S.L. n°5 di
Messina. La poesia risiede negli
sguardi attenti di chi parla:
i poeti, ma soprattutto in quelli
di chi ascolta: i ragazzi. Una
scena simbolizzerà la giornata
di oggi, i ragazzi che applaudono
Lello Voce dopo aver raccontato
una favola del 1550 di Francesco
Doni, in cui dei governanti fiorentini
sono stati vittime della propria
arroganza e della voglia di potere.
Il treno si ferma i poeti no,
nel pomeriggio a Val verde c'è
un incontro con il pubblico.